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Geopolitica
Conte bis, ora l'Italia conta in Ue. E con Macron nasce l'asse franco italiano
Foto LaPresse

Sono passati poco più di otto mesi da quando Luigi Di Maio, vicepremier del governo Conte, ha incontrato insieme ad Alessandro Di Battista gli esponenti dei gilet gialli a Parigi. Sembra passata una vita. Oggi, spentesi le fiamme delle proteste sugli Champs Elysées e sfumato il progetto sovranista dell'esecutivo M5S-Lega, si riaccende un rapporto, quello tra Italia e Francia, che sembrava essere destinato a un infinito derby giocato su più tavoli, da quello geopolitico e strategico da quello economico e commerciale fino allo scontro senza quartiere (o meglio senza confine) sui migranti tra navi respinte e profughi respinti dall'altra parte della barricata a Ventimiglia e dintorni.

Oggi, otto mesi e spiccioli dopo quella visita in terra parigina delle guide politiche (governative ed extraparlamentari) pentastellate e soprattutto dopo la nascita del governo Conte bis, si lavora a un incontro tra Emmanuel Macron e il presidente del consiglio italiano. La data individuata è quella di mercoledì 18 settembre, con il capo di Stato francese che diventerebbe il primo leader straniero a incontrare Conte dopo la sua seconda investitura, stavolta con i voti del Pd (il partito dell'amico Renzi e del suo sottoposto Sandro Gozi) al posto di quelli della Lega di quel Matteo Salvini fedelissimo alleato di Marine Le Pen.

Il Conte bis, seppur al centro della contesa globale tra Stati Uniti e Cina e in cerca di autore tra atlantismo e Via della Seta, parte a vele spiegate sul fronte europeo. A Bruxelles il cambio in corsa tra Lega e Pd, così come la presa in carico in prima persona di Conte delle responsabilità del nuovo esecutivo, è piaciuto. Tanto che i risultati si sono visti subito, con promettenti aperture sul tema della flessibilità e soprattutto con la nomina, insperata, di Paolo Gentiloni a commissario degli Affari economici. Vero che l'ex premier dovrà vedersela con il temibile falco lettone Dombrovskis sui conti, ma altrettanto vero che era difficile prevedere che un italiano avrebbe potuto sedersi su una poltrona così importante nella nascitura commissione Von der Leyen dopo che la crisi di governo innescata da Salvini aveva fatto slittare la presentazione del nome del candidato alla ex delfina di Angela Merkel.

Proprio il tramonto, che appare sempre più vicino, della Merkel sembra poter favorire l'ascesa del ruolo italiano. Sin dalle elezioni europee, Macron sta agendo sempre più come il nuovo kingmaker continentale. Prima riuscendo a scardinare il sistema degli Spietzenkandidat che avrebbe dovuto portare il popolare Manfred Weber a raccogliere l'eredità di Jean-Claude Juncker, poi ottenendo l'approdo della francese Christine Lagarde alla Bce al posto di Mario Draghi. E infine favorendo un possibile riavvicinamento alla Russia ricevendo Vladimir Putin in Costa Azzurra alla vigilia del G7 di Biarritz, durante il quale ha anche preparato il terreno per la possibile ripresa dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, paese nel quale la Francia ha da sempre notevoli interessi economici.

Macron, alla ricerca delle riforme perdute con il suo ambizioso (forse troppo) piano presentato nel 2017 affossato dalla sorniona Merkel, ha ora bisogno di una sponda per confezionare la svolta à la française dell'Unione europea. Una svolta nella quale ci sarebbe più flessibilità, più interdipendenza dagli Stati Uniti a livello geopolitico e un rapporto pragmaticamente vantaggioso con Russia e Cina, con la quale l'Eliseo continua a concludere affari (è di questi giorni la notizia dell'apertura di un secondo reattore nucleare di produzione francese nel Guangdong) pur senza sottoscrivere, almeno per ora, il memorandum di adesione alla Belt and Road Initiative di Pechino.

L'Italia, che a lungo ha giocato con le mani legate dietro la schiena, sembra poter a incidere in maniera profonda sulle dinamiche politiche ed economiche dell'Ue. E Macron lo sa. Dopo l'apertura di Le Drian, che ha preannunciato un incontro con Di Maio, ecco allora che si muove in prima persona il presidente francese per mettere a frutto il nuovo vento favorevole oltre le Alpi. Sul piano geopolitico la carne al fuoco è tanta. A partire dall'auspicato (da Macron) riavvicinamento alla Russia, paese con il quale l'Italia intrattiene da sempre legami particolari che vanno al di là delle relazioni tra gli uomini di Putin e la Lega. Ma anche sull'Iran il presidente francese potrebbe trovare una sponda importante nella ripresa del dialogo. I governi Renzi e Gentiloni si erano infatti spesi molto a favore dello sviluppo del rapporto commerciale con Teheran. Conte e Gentiloni metteranno in cambio sul tavolo altri due dossier strettamente correlati tra loro, quelli della Libia e dei migranti. Non è un mistero che l'Eliseo abbia sostenuto il generale Haftar, quantomeno fino all'offensiva su Tripoli degli scorsi mesi, mettendo in difficoltà Roma che ha sempre appoggiato il governo di Serraj. Il riavvicinamento tra Italia e Francia apre nuovi spiragli di collaborazione su un campo minato come quello libico.

Sul piano economico, se Conte sarà abile, la nuova collaborazione con l’inquilino dell’Eliseo potrebbe portare in dote la risoluzione in senso favorevole per l’Italia di alcuni dossier industriali che ci vedono impegnati Oltralpe, perché le operazioni stand alone oltreconfine non funzionano più, in fabbrica come in politica.

In attesa di ricevere il disco verde dell’antitrust europeo, l’acquisizione dei cantieri Saint Nazaire (Stx) da parte di Fincantieri prevede che il gruppo italiano guidato da Giuseppe Bono entri al 50% del capitale di Stx, cui si aggiunge l’1% dato “in prestito” dallo Stato francese, ma con diritto di recesso per 12 anni qualora l’Italia non dovesse rispettare gli impegni. Un controllo da parte del colosso della cantieristica italiana che si consoliderà dunque se fra Roma e Parigi filerà tutto liscio.

Una corresponsione d’amorosi sensi fra Italia e Francia potrebbe poi aiutare anche lo sviluppo della nuova joint venture nel campo della cantieristica navale-militare siglata a giugno fra Naval Group e sempre Fincantieri, su cui potrebbe imbarcarsi anche il colosso della difesa tricolore, sempre controllato dal ministero dell’Economia, Leonardo.

Sabato al Forum Ambrosetti di Cernobbio, il ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire ha specificato che prima di riaprire il dossier della fusione fra Fca e Renault, bisogna rinsaldare l’alleanza in corso da vent’anni fra la casa della Losanga e Nissan. A Tokyo, però, l’improvvisa uscita del direttore generale della casa automobilistica giapponese Hiroto Saikawa, il successore di Carlos Ghosn che si era opposto alla proposta di nozze delle quattroruote avanzata da John Elkann, potrebbe aiutare il merger (che darebbe vita al primo gruppo mondiale del settore) in cui l’Eliseo ha voce fondamentale controllando il 15% del capitale di Renault. Per il momento, al Salone di Francoforte il Ceo del gruppo d'Oltralpe, Thierry Bolloré ha raffreddato gli entusiasmi rivelando che "l'offerta era sul tavolo e ora non c'è più. E' il passato". Ma si sa, con la forte concorrenza del mercato delle quattroruote il recente passato potrebbe tornare molto presto d'attualità. 

Dall’auto alla telefonia: se è probabile che il fondo attivista Elliott lascerà il timone di Tim al gruppo francese Vivendi dopo aver fatto fruttare il suo investimento nel gruppo italiano nel cui capitale è presente anche Cdp, rapporti più distesi sull’asse Roma-Parigi potrebbero facilitare il decollo di un dossier che sta a cuore a Palazzo Chigi. Ovvero la costruzione della rete veloce tricolore attraverso la combinazione dell’infrastruttura di Tim con quella di Open Fiber, controllata in maniera paritaria da Cdp Equity e da Enel.

Del rinnovato clima collaborativo Francia-Italia, potrebbe beneficiare anche l’amministratore delegato di UniCredit Jean Pierre Mustier se a dicembre con il varo del nuovo piano industriale della banca decidesse di scansare le sue perplessità sulle fusioni bancarie transfrontaliere in Europa, riaprendo il dossier del matrimonio con il colosso d’Oltralpe del credito Société Générale. In passato (chiedere a Enel con Gaz de France) il desiderio di grandeur transalpina è sempre stato un ostacolo alle velleità corporate di conquista da parte di gruppi stranieri in territorio francese.

Dall’industria ai temi comunitari: dopo essersi visto bocciare da Margrethe Vestager, appena riconfermata alla Concorrenza da Ursula von der Leyden, la mega-fusione fra la tedesca Siemens e la parigina Alstom, Macron e Angela Merkel hanno chiesto un cambiamento delle regole comunitarie alla base del funzionamento dell’Antitrust europeo. Il motivo? Mettere un freno agli stop dell’authority che impediscono la creazione di campioni corporate europei in grado di fronteggiare le velleità di crescita in casa nostra di concorrenti cinesi e statunitensi.

L’appoggio dell’Italia, un altro Paese fondatore, aiuterebbe le cancellerie francese e tedesca a portare a casa una modifica che richiede l’unanimità in Consiglio Ue, come anche il decollo in sede europea della web-tax, tema su cui a Bruxelles si discute da un po’ e che M5S e Pd hanno appena inserito anche nel nuovo programma del secondo governo Conte. Appoggi che Conte potrebbe poi riscattare nel cercare di raggiungere la principale mission che si è posto: “Migliorare il Patto di stabilità” per mettere fine alla stagione dell’autorità in Europa.

Infine, nel 2020 Francia e Italia, complici i rispettivi rapporti deficit/Pil che, per il caso gilet gialli a Parigi e clausole di salvaguardia a Roma, potrebbero lievitare nella preparazione delle rispettive leggi di Bilancio rispetto a quanto inizialmente preventivato, potrebbero trovarsi alleate nella richiesta di maggiore flessibilità alla Commissione Ue, dove la presenza di Paolo Gentiloni agli Affari economici rappresenterebbe una sponda perfetta per entrambe.

Infine, sulla controversa (nel nostro Paese) Tav, italiani e francesi al lavoro per prorogare al 2021 la prima tranche di lavori.

twitter11@andreadeugeni

twitter11@LorenzoLamperti

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