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Geopolitica
Governo, il doppio binario di Conte e Di Maio. Italia crocevia tra Usa e Cina

Rinnovato atlantismo, persistenti sapori di Via della Seta, abbondanti dosi di europeismo. Niente Russia stavolta, ecco quella al momento sembra proprio mancare dal menù. Sono questi gli ingredienti base della politica estera del nascente governo Conte bis, che senza la Lega si allontana da Vladimir Putin e si riavvicina a Bruxelles, ponendosi però sempre più al centro della sfida geopolitica globale tra Stati Uniti e Cina. Tra il "Giuseppi" Conte che si propone come interlocutore privilegiato di Donald Trump e il Luigi Di Maio che dalla Farnesina conta di mantenere aperto il canale con la Cina, complice anche la significativa scelta dell'ambasciatore a Pechino Ettore Sequi come capo di gabinetto della Farnesina, l'Italia torna un crocevia strategico e dovrà cercare di trovare una sintesi che possa, almeno in parte, non scontentare nessuno. Né gli storici alleati statunitensi né i nuovi amici d'Oriente, con i quali si punta ad innalzare il livello della partnership commerciale. Con l'Europa che, attenta, osserva e per ora apprezza, quantomeno per non dover più avere a che fare (almeno per ora) con il sovranismo della Lega di Matteo Salvini.

Il precedente esecutivo M5s-Lega si era avvicinato molto alla Cina, soprattutto con la firma del memorandum di adesione alla Belt and Road Initiative (Via della Seta) avvenuta lo scorso 23 marzo sotto la regia di Luigi Di Maio e del sottosegretario del Mise Michele Geraci, uomo della Lega, al termine di un percorso in realtà avviato già dai governi precedenti di centrosinistra, con l'incontro tra Matteo Renzi e Xi Jinping in Sardegna prima e la partecipazione di Paolo Gentiloni al primo forum sulla Belt and Road nel 2017. Partecipazione poi bissata da Giuseppe Conte lo scorso aprile alla seconda edizione dell'evento globale. 

Per questo gli Stati Uniti, molto inquieti, erano intervenuti in pressing sulla Lega, anello dell'ex governo più sensibile alle richieste d'Oltreoceano per l'affinità tra Salvini e Trump e per la storica assonanza tra Repubblicani made in Usa e centrodestra made in Italy. I viaggi di Giorgetti prima e dello stesso Salvini poi a Washington servivano proprio, nell'ottica della Casa Bianca, per rimettere "in carreggiata" l'alleato chiave della zona del Mediterraneo, divenuto primo paese membro del G7 ad aderire al progetto commerciale (e geopolitico) cinese.

Ma nel frattempo è successo qualcosa che ha di fatto separato le strade di Trump e Salvini: il caso Savoini. Le registrazioni dell'incontro al Metropol di Mosca hanno creato non pochi imbarazzi a Washington, con la manifesta vicinanza di ambienti del Carroccio alla Russia di Vladimir Putin. La crisi di governo innescata dallo stesso Salvini, secondo alcuni complottisti, era in realtà sembrata un'azione quasi eterodiretta dagli stessi Stati Uniti, desiderosi di nuove elezioni e di un nuovo governo sovranista ultratrumpiano. Che i piani, o meglio i desideri, di Trump fossero davvero questi non è dato sapere. Ma è un fatto che l'operazione di Salvini è stata stoppata dal colpo di scena avviato da Renzi e concluso da Zingaretti e Di Maio con l'accordo per il Conte bis tra M5s e Pd.

La Casa Bianca ha dunque individuato proprio nel premier Conte, tramite endorsement social via Twitter dello stesso Trump, l'interlocutore privilegiato con il quale cementare la storica alleanza. Non a caso è in programma almeno un incontro tra Conte e Trump, a ottobre negli Usa oppure a dicembre in Italia. E nel primo consiglio dei ministri del nuovo governo è stato mandato un segnale rassicurante a Washington, con la riproposizione del golden power sulle telecomunicazioni (e dunque sul 5G) che potrebbe avere ripercussioni sulle tanto temute (dagli Usa) Huawei e Zte, presenti da tempo e in grandi forze sul territorio italiano, con progetti di ampio respiro sia dal punto di vista della ricerca e sviluppo sia da quello produttivo e occupazionale.

Il tutto mentre della nuova missione istituzionale in Cina, di cui si era parlato la scorsa primavera sempre in concomitanza con la presenza di Conte al forum sulla Belt and Road e che doveva coinvolgere entro l'estate governo e imprese, non se n'è per il momento saputo più nulla, forse anche per l'agosto tumultuoso che ha portato alla crisi del governo gialloverde e alla nascita di quello giallorosso (o giallorosa). L'approdo di Di Maio alla Farnesina, però, rappresenta un contemporaneo segnale di apertura alla Cina, che infatti dopo le iniziali perplessità espresse dal quotidiano governativo Global Times e probabilmente dovute alla gaffe sul "presidente Ping" pare aver apprezzato la scelta. Non a caso Di Maio porterà in dote alla Farnesina la competenza sullo sviluppo dell'export all'estero, proprio per non lasciare decadere una strategia di diversificazione che si spera possa portare importanti frutti commerciali. La nomina di Ettore Sequi a capo di gabinetto del ministero degli Esteri è certamente un altro segnale in tal senso. Sequi, ambasciatore italiano a Pechino in scadenza di mandato, è infatti stato uno dei grandi promotori dell'accordo sulla Nuova Via della Seta ed è una figura in grado di mantenere su alti livelli il dialogo con la Cina, che ha a sua volta bisogno di rassicurazioni su Huawei e sui rapporti bilaterali dopo l'innalzamento del pressing da parte di Trump.

Il Conte bis sembra dunque intenzionato a provare a mantenere un doppio binario: atlantismo geopolitico e geostrategico e dialogo con la Cina sul profilo commerciale. Una divisione che però, in un mondo dove l'economia è sempre più utilizzata come arma politica (e non solo da Trump ma anche dai vari Narendra Modi, Shinzo Abe e non solo), rischia di non valere più. Potrebbe allora arrivare il momento di una sintesi, di una scelta, seppur dolorosa sotto il profilo politico o economico. L'Italia spera che quel momento arrivi il più tardi possibile, o non arrivi affatto. E, magari, riuscire a utilizzare la sua importanza strategica per portare a casa qualcosa. Sul piano europeo, per il momento, sembra poterci riuscire.

twitter11@LorenzoLamperti

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